I Big Data ci proteggeranno dal terrorismo?

di Dan Pejeroni [Infosphere]

Si discute molto oggi su come i Big Data stanno rivoluzionando il mondo del business. Tuttavia, le loro possibili applicazioni nel campo della sicurezza e dell’intelligence sono ancora relativamente poco conosciute.

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In futuro, potrebbe diventare possibile prevedere con sicurezza potenziali azioni terroristiche, combinando osservazioni da fonti quali attività di social media, ricerche su Internet, abitudini di acquisto e posizione dei dispositivi mobili utilizzati.

La gente (quindi anche i soggetti potenzialmente pericolosi) sta generando una quantità sempre maggiore di dati attraverso i propri smartphone, elettrodomestici, satelliti, terminali, macchine fotografiche. Una moltitudine di altri sensori, comunemente installati su edifici, infrastrutture e veicoli, catturano in tempo reale dati che riguardano spostamenti e azioni sul territorio. Inoltre, tutte le attività online possono essere intercettate, memorizzate, analizzate e correlate.

La Predictive Analytics sui Big Data comprende una varietà di tecniche statistiche di modellazione, machine-learning e data-mining che analizzano fatti attuali e storici, per fare previsioni su eventi futuri, altrimenti imprevedibili. Con queste tecnologie possiamo efficacemente anticipare anche potenziali minacce alla sicurezza.

L’analisi predittiva nella prevenzione del terrorismo, avrà tuttavia anche un profondo impatto sulla nostra società e sui diritti democratici. L’analisi predittiva dei Big Data è basata sulla correlazione, non sulla causalità. Tuttavia, anche quando gli algoritmi sono molto accurati nel identificare pattern di comportamento potenzialmente ostili, ci saranno sempre “falsi positivi”, che corrispondono a questi modelli solo per coincidenza.

L’Analisi predittiva sui Big Data potrebbe ridurre significativamente l’incidenza del terrorismo e rendere il mondo un posto più sicuro, ma solo se riusciremo a ridurre al minimo il rischio di abusi e gli effetti collaterali indesiderati.

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