Block Chain 2.0: Il rinascimento del denaro

di Dan Pejeroni [Infosphere]

Una rete Bitcoin è un’ entità decentrata. Per questo principio ogni volta che si verifica un’operazione di pagamento tra i membri della rete, questa deve essere verificata e convalidata, in modo da assicurare che ogni transazione si svolga solo tra due parti e che non vi sia duplicazione della spesa.

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Questo processo di verifica viene effettuato da alcuni membri della rete, chiamati minatori che, utilizzando software specializzati e mettendo a disposizione la potenza di elaborazione dei loro computer, verificano le transazioni. Sembrerebbe semplice, ma la potenza di elaborazione necessaria è decisamente elevata.

E’ questo il punto dove la Block Chain comincia a prendere forma. Ogni pochi minuti, un minatore crea un blocco di tutte le transazioni che si verificano sulla rete Bitcoin. In sostanza crea un file verificato, che contiene una copia di tutte le operazioni che si sono succedute negli ultimi 10 minuti. E’ importante sottolineare l’aspetto della verifica.

Per i propri sforzi, il minatore è compensato in Bitcoin. È qui che si manifesta la matematica della valuta e il modo in cui si differenzia dal sistema bancario tradizionale a riserva frazionaria. La quantità totale di Bitcoin che potranno esistere è fissata in 21 milioni.

Ogni blocco è collegato al precedente, in modo da formare una catena. Questo raggruppamento di blocchi avviene secondo l’algoritmo alla base della creazione di Bitcoin ed è definito protocollo Block Chain.

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Se il TCP/IP è un protocollo di comunicazione, il  Block Chain è un protocollo Value-Exchange.

Da quando è stata pubblicata online la white paper di Satoshi (pseudonimo del creatore di Bitcoin), altre crypto-currencies sono proliferate nel mercato. Ma, a prescindere dalla valuta e dalle questioni di deflazione che sono state spesso oggetto di dibattito, il protocollo di Block Chain sottostante e l’architettura di calcolo distribuito utilizzato per raggiungere il suo valore, rimangono gli stessi.

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Come il protocollo aperto di comunicazione TCP/IP, ha creato Internet ed una moltitudine di prolifici servizi di business, il protocollo Block Chain offre la base su cui le aziende potranno creare catene a valore aggiunto. Utilizzando il reticolo di integrità delle operazioni, una nuova generazione di applicazioni commerciali stanno per entrare nel mercato.

Micropagamenti

Il sistema di pagamento utilizzato fino ad oggi, è stato progettato nel 1950 e comporta un costo fisso per ogni transazione. Di conseguenza l’invio di piccoli pagamenti (ad esempio di pochi centesimi) non risulta affatto economico.

Il protocollo Block Chain consente il trasferimento istantaneo di valore, indipendentemente dalle dimensioni, proprio come il TCP/IP consente la trasmissione immediata di informazioni. Una società che sta facendo uso di questo concetto è ChangeCoin.

ChangeCoin offre un’infrastruttura di micropagamenti per il Web. Prendiamo ad esempio un sito che, con l’account free, intenda offrire ai propri utenti solo la lettura di un quarto di un articolo e richieda una sottoscrizione minima, per accedere alla versione completa dello stesso. Con i micropagamenti, l’utente potrà ora pagare pochi centesimi per leggere l’intero articolo, senza impegnarsi in alcuna forma di abbonamento. Un altro esempio di questa possibilità potrà essere applicata alla Pay-tv, dove i consumatori potranno acquistare e pagare un singolo programma o applicata ai servizi di connettività, presso gli hot spot WiFi, dove gli utenti si limiteranno a  pagare il solo traffico generato.

ChangeCoin ha creato anche un’opportunità per i creatori di contenuti e blogger, in forma di ChangeTip. I lettori possono ora utilizzare i Bitcoin, per ricompensare il creatore di un contenuto con una piccola somma (anche solo 5 centesimi). Questo non è solo un modo innovativo per dimostrare apprezzamento, ma un modello che cambierà il business della creazione di contenuti e del loro mantenimento.

Aziende come Chain, ora consentono agli sviluppatori di costruire API sul protocollo Block Chain, che permettono di:

  • allocare risorse digitali come energia, larghezza di banda, storage e potenza di calcolo, ai dispositivi connessi/servizi che li richiedono (es. FileCoin);
  • API per Oculus Rift per l’accesso al mondo virtuale, che sta diventando sempre più simile agli ambienti dei film di fantascienza. Questi sviluppatori stanno cercando di creare un set di API da utilizzare nello spazio virtuale per effettuare transazioni, sfumando i confini tra le economie virtuali e reali;
  • API per micropagamenti personalizzati sul tipo delle transazioni caratteristiche dalla sharing economy, come pagare la lettura di un blog, piuttosto che un singolo passaggio nel car sharing.

Smart Contract e moneta programmabile

Gli Smart Contract sono programmi che codificano ed incorporano condizioni e corrispettivi. Quando si verifica una transazione tra due parti, il programma è in grado di verificare se il prodotto/servizio sia stato effettivamente inviato dal fornitore. Solo dopo la verifica, la somma viene trasmessa al conto del fornitore. Un altro esempio sono i programmi intelligenti che funzionano a condizioni predefinite tra fornitore e cliente, assicurando un servizio di deposito di garanzia in tempo reale, con costo marginale vicino allo zero. Codius offre già oggi un completo ecosistema per i Smart Contract.

Oltre alle transazioni finanziarie, gli Smart Contract stanno entrando anche nel sistema giuridico. Aziende come Empowered Law, utilizzano un registro pubblico distribuito delle transazioni, basato su Block Chain, per fornire servizi di multi-signature per la protezione di beni, pianificazione, risoluzione delle controversie, leasing e corporate governance. Un esempio di applicazione dei Distributed Contracts sono i cosiddetti Colored Coins, ossia un set di dati aggiuntivi (attributi) pubblicati e gestiti sul Registro Decentrato, che trasformano i coins in token, al fine di poter essere impiegati per rappresentare qualsiasi cosa, non necessariamente una valuta.

Digital Assets e Smart Property.

Costruendo entità digitali sui Colored Coins, si ottengono beni la cui proprietà è registrata digitalmente. I Bitcoin sono beni digitali ma, dal momento che la Block Chain è un Registro Decentrato di beni, essa può anche essere utilizzata per registrare la proprietà e il trasferimento di qualsiasi risorsa connessa al Bitcoin. In questo modo, un Bond digitale potrebbe pagare cedole e rimborsare il capitale all’indirizzo del detentore, senza il bisogno di custodi.

Un ulteriore evoluzione di questo concetto, è rappresentato dalla Smart Property. Una Smart Property è una proprietà che ha accesso alla Block Chain e che può intraprendere azioni sulla base delle informazioni in essa pubblicate. In altre parole la Smart Property può essere controllata tramite la Block Chain (ad esempio, un auto la cui proprietà è rappresentata da una risorsa digitale nella Block Chain). L’automobile fisica è connessa a Internet ed è in grado di leggere la Block Chain, quindi può tenere traccia dello stato della risorsa digitale che la rappresenta. Come il Digital Asset viene trasferito da un indirizzo ad un altro, l’auto, consapevole dell’aggiornamento di stato avvenuto sulla Block Chain, è in grado di intraprendere le azioni necessarie, come cambiare il suo proprietario. E un modo di automatizzare l’Internet of Everything.

Ethereum e il browser  Mist

Ethereum è al lavoro per unire il Registro Distribuito con l’ambiente di programmazione di Turing, che è un linguaggio che può essere utilizzato per simulare qualsiasi altro linguaggio di programmazione (e non solo il suo). L’obiettivo della società è la realizzazione una sorta di coltellino svizzero del Block Chain e degli strumenti di crittografia per consentire anche agli utenti non-tecnici, di sfruttare pienamente queste nuove tecnologie sul web.

Block Chains parallele e Side Chains

Alcuni sviluppatori stanno iniziando a considerare la creazione di Block Chain alternative, per evitare la dipendenza da una singola catena. Le Block Chain parallele e laterali offrono un buon compromesso tra scalabilità e possibilità di innovazione.

Le Filippine e il Peso

Il governo delle Filippine ha in progetto di mettere la propria moneta (il Peso) in Block Chain, per migliorare i propri servizi finanziari. Un’iniziativa decisamente rivoluzionaria.

Le Crypto tecnologie e le banche europee

Diverse banche di medio-piccole dimensioni hanno adottato l’architettura Block Chain. La tedesca Fidor Bank , per esempio, offre alla clientela un sistema di trading in valuta e di trasferimento fondi trans-frontaliero basato su Ripple dal 2014. Il sistema si basa su block chain, ma non utilizza un registro pubblico, operando in modo distribuito su nodi appartenenti agli aderenti al network. I costi e la velocità di esecuzione, praticamente in tempo reale, sono i principali punti di forza del sistema.

L’uso di un registro distribuito ma non pubblico sembra l’approccio preferito dalle istituzioni finanziarie nell’adozione delle tecnologie crittografiche basate su Block Chain. Almeno questo è quanto consiglia l’Associazione Bancaria Europea (ABE-EBA) nel suo recente rapporto sulle Krypto tecnologie. Esaminando le possibili applicazioni  delle architetture Block Chain e delle relative tecnologie crittografiche, l’EBA individua quattro categorie di applicazioni:

  • monetarie (criptovalute);
  • registrazione della proprietà di asset (titoli, veicoli, case, nomi di dominio);
  • ambienti di sviluppo applicazioni (applicazioni distribuite su reti decentralizzate peer-to-peer pubbliche, ossia versioni decentralizzate dei vari servizi cloud sul mercato oggi);
  • scambio di rappresentazioni digitali di asset già esistenti (valute, metalli, titoli azionari, bond) basato su un registro condiviso dai partecipanti al network.

Lo studio dell’EBA ritiene che dei quattro abiti, quello più maturo e più adatto per l’adozione da parte delle istituzioni finanziarie tradizionali sia l’ultimo. Alla base sta l’utilizzo di registro condiviso, non però su rete pubblica ma solo sui nodi dei partecipanti al network, che si impegnano a pubblicare rappresentazioni digitali degli asset trattati. In questo modo la fiducia è organizzata direttamente tra i partecipanti e non per mezzo di strumenti tecnologici come il mining. Alcuni dei partecipanti al network hanno un ruolo speciale, di convertire le rappresentazioni digitali in asset appartenenti al mondo fisico. Questi partecipanti speciali che fanno da porta verso e dall’esterno sono definiti market maker. Un ruolo aggiuntivo dei market maker è quello tradizionale di garantire liquidità e asset. Infine, tra alcuni partecipanti al network è possibile attivare relazioni esclusive, riducendo i rischi di controparte (come accade in alcune dark pools). L’EBA individua quattro possibili applicazioni di queste reti: cambi/rimesse, pagamenti real-time, cosiddetto documentary trade (il caso più noto sono le lettere di credito per il commercio estero); scambio di asset di ogni tipo, dalle valute ai titoli di debito, alle azioni, ai metalli e alle commodities. Il vantaggio delle architetture block chain in tutte queste applicazioni possibili è la riduzione della complessità, l’esecuzione in tempo reale (che riduce i rischi di insolvenza) e il coordinamento automatico tra tutte le parti grazie al registro condiviso delle transazioni.

Indipendentemente dai consigli dell’EBA, diverse istituzioni finanziarie si stanno interessando a block chain. Oltre ad alcune banche piccole e medie, come la già citata Fidor e diverse negli Stati Uniti, si stanno muovendo i giganti. Pescando tra gli annunci delle ultime settimane: UBS ha costituito un laboratorio interno  sulla Block Chain presso la sede di Londra; Goldmann Sachs ha investito 50 milioni di dollari in una start-up, Circle Internet Financial, che sta realizzando un servizio di pagamenti real-time decentralizzato basato su Block Chain; Il Nasdaq sta costruendo un pilota per il Nasdaq Private Market, un’area di scambio per i titoli azionari in fase pre-IPO che consente il trading di azioni tra privati. Fino ad oggi, il trading sul Private Market richiedeva la stipula di contratti legalmente vincolanti con l’intervento degli studi legali. Utilizzando la Block Chain, questa esigenza sparisce: uno scambio viene registrato in modo immodificabile sul registro condiviso, senza bisogno di legali.

Infine, Banco Santander ha identificato 25 aree dove applicare le architetture Block Chain. Tra quelle di interesse ufficialmente annunciate ci sono il money transfer internazionale, la finanza per il commercio, i prestiti sindacati e la gestione del collaterale. La banca spagnola ha costituto un’unità di sviluppo denominata Crypto 2.0  e ha deciso di investire, tramite il proprio fondo specializzato in fintech, Santander InnoVentures con una dotazione di 64 milioni di euro, in una start-up attiva nelle tecnologie Block Chain. L’attività di Santander è particolarmente interessante perché non si limita alle aree “sicure” identificate da EBA. In un recente intervento pubblico, infatti, Julio M.Faura, global head of R&D innovation di Santander, ha chiaramente identificato come area più promettente quella degli ambienti applicativi e in primo luogo i Smart Contracts.

Una trasformazione radicale

A dicembre 2014, Don Tapscott, uno dei massimi esperti di tecnologia ed innovazione ha ammesso di essersi sbagliato a proposito di Bitcoin, dichiarando “… Pensavo non sarebbe mai decollato. Ma ora penso che non solo lo farà come moneta, ma che, con la  sottostante tecnologia Block Chain, diventerà una parte fondamentale della prossima generazione di Internet trasformando radicalmente il commercio e le nostre stesse istituzioni sociali ”

 

Fonti:

  • Kariappa Bheemaiah (Quantitative Research Analyst at Grenoble Ecole de Management)
  • Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane S.p.A.

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